Aiuto! Il mio cane tira!

La maggior parte delle persone che mi contattano in ambito di educazione cinofila, ha come problema principale che "il cane tira al guinzaglio". Posso dire tranquillamente che esso rappresenta oltre il 90% degli interventi per cui sono chiamata.
Lo capisco. Andare in passeggiata trainati da un cane magari di più di 20 kg che strattona ad ogni metro, che ansima o poi si strozza, che cambia continuamente direzione, che ci impegna in soste, che non ci fa godere la passeggiata perchè dobbiamo restare concentrati sul trattenere il guinzaglio (per non parlare dell'incontro con altri cani!), è frustrante, è stancante e orgina persino l'idea di rinunciare a portare il cane fuori.

Ma cos'è che spinge un cane "a tirare"? E cosa possiamo fare?
Una premessa doverosa: l'immagine mentale che abbiamo del cane e che la nostra cultura ci ha inculcato, ci porta a pensare che per questo animale debba essere ovvio stare al guinzaglio, debba trovarlo naturale e in linea con l'ordine delle cose.
Del resto, è da quando siamo bambini che vediamo cani tenuti al guinzaglio, i bimbi nelle scuole li disegnano perfino. Ma fermiamoci a riflettere: è davvero così? Davvero siamo convinti che esista specie vivente al mondo, seppur domestica, collaborativa e socievole con l'uomo, per la quale sia normale muoversi nel mondo vincolata da un 1,5m di fune? Per gli uccelli, dunque, è ovvio vivere in voliera? E per un pappagallo è naturale un trespolo cui venire agganciato con una catena legata alla zampa? E per un coniglio, è ovvio sgambettare in gabbia?

Il guinzaglio rappresenta per il cane una grande limitazione, limitazione alla sua capacità di esprimere posture e segnali corporei nella comunicazione con altri cani, limitazione nella possibilità di perlustrare l'ambiente circostante, di odorare, di marcare il territorio, in altre parole di muoversi adeguatamente e di farlo in sicurezza, con la consapevolezza che in caso di pericolo è impossibile la fuga (non c'è prospettiva di fuga se so di essere fisicamente vincolato). Se a questo mancato senso di sicurezza, poi, ci aggiungiamo un proprietario che strattona, che blocca, che si arrabbia e magari aggredisce, è chiaro come stare al guinzaglio per il cane diventi un'esperienza addirittura punitiva.

E allora? E allora bisogna "azzerare" tutto, nella nostra testa in primo luogo. Insegnare al proprio cane ad andare al guinzaglio "compostamente" è una cosa fattibilissima ma è il risultato congiunto di tanti elementi della vita del cane, non è solo una questione di esercizio tecnico o di premi e bocconcini: è fondamentale mettere il cane nelle condizioni fisiche e mentali di assimilare la passeggiata al guinzaglio, senza pretendere che per lui sia ovvia!

E come si creano le condizioni migliori per l'apprendimento? Bhe, la prima condizione, la più importante è... sciogliere di frequente il cane :).
Il cane, infatti, molto spesso tira al guinzaglio perchè quella è l'unica situazione della sua vita in cui ha la possibilità di "fare il cane", ovvero annusare, ricercare le tracce del passaggio di altri cani, marcare, capire il suo mondo attraverso l'olfatto. A questo, poi, va aggiunto il fatto che, spesso, il moto al guinzaglio è l'unico che certi cani fanno e laddove non risulti sufficiente (e generalmente non è MAI suffiente), il cane "tira" anche perché fatica a trattenere tutta l'energìa accumulata in giorni, mesi, anni di scarsa attività fisica.
Al contrario, se un cane sa di avere regolarmente dei momenti in cui potrà correre libero, annusare, perlustrare e incontrare altri cani in libertà, impegnarsi fisicamente e mentalmente, sarà più propenso a collaborare nel momento in cui gli si chiederà di camminarci al fianco, rinunciando un pò ai suoi interessi principali che sono legati e restano legati (non dimentichiamolo mai!) alle attività di fiuto e di esplorazione dell'ambiente circostante.

Come accennavo, tuttavia, gli elementi che compongono una buona condotta sono molteplici: la possibilità per il cane di avere momenti di totale libertà è uno dei più importanti, parimenti alla relazione con il proprietario e al grado di fiducia e di collaborazione tra i due. La passeggiata al guinzaglio è una sorta di patto non scritto tra cane e proprietario in cui c'è un soggetto che si fa condurre (o dovrebbe farsi condurre) - il cane - e un soggetto che conduce (o dovrebbe condurre) - il proprietario -. Se il soggetto che si fa condurre si fida del conducente e della sua guida, il suo atteggiamento è rilassato e tranquillo, non si fa turbare da chi o cosa incontra, sa che non potrà accadergli nulla di male e che, al limite, potrà contare sulla protezione del conducente. Ma se questa fiducia non c'è, se la relazione tra proprietario e cane è tale per cui non c'è un reale affidamento tra condotto e conducente, il senso di insicurezza del cane aumenta e così anche lo stress e il grado di reattività in passeggiata.

La maggior parte delle persone che mi contattano per il problema del cane che tira al guinzaglio si aspettano che io insegni loro una "tecnica", un "metodo" affinché il cane "capisca che deve smettere di tirare quando è al guinzaglio". Spesso rimangono stupiti quando spiego loro che la tecnica c'è, esiste ed è pure semplice da imparare ma a poco vale applicarla se prima non si mette il cane nelle condizioni di vita qualitative e relazionali di rendere il guinzaglio parte del suo rapporto e della sua fiducia in loro. Una minima parte.