Animali e mal d'auto

Non molto tempo fa, parlandomi della sua terribile paura di volare, una mia amica mi ha scritto

Sto sempre con l'orecchio teso per captare ogni minimo rumore e se c'è appena appena uno scossone mi aumenta la sudorazione, comincio a salivare e mi parte la nausea ma anche la partenza e l'arrivo mi creano problemi, quella sensazione di stomaco in gola mi fa venire il vomito

Io, che ho costantemente metà del cervello occupato in elaborazioni che riguardano gli animali, sono rimasta subito colpita da quelle parole perché descrivono alla perfezione la sintomatologìa tipica di un cane o di un gatto che affrontano un viaggio in macchina in uno stato ansioso.

L'abituazione all'auto andrebbe impartita ai nostri animali sin da cuccioli per evitare che vivano il viaggio come un'esperienza simile a quella descritta. Tuttavia, è possibile che un cane o un gatto sviluppino comunque, nel corso della loro vita, delle forme di paura allo spostamento in auto, indipendentemente dal fatto che siano stati esposti precocemente a questo genere di esperienza.
In questo caso, quello che provano i nostri amici a quattro zampe, è esattamente ciò che la mia amica raccontava di se stessa: inizialmente c'è una ipervigilanza rispetto a tutto quel che concerne l'ambiente (i sobbalzi che cani e gatti provano al rumore del motore, sono gli stessi che un fobico dell'aria prova durante il volo aereo) e se l'esperienza prosegue oltre o si ripete troppo spesso, iniziano a comparire sintomi più evidenti come sudorazione (nei gatti ne è osservabile una forma tastando i loro cuscinetti plantari che appaiono umidicci), seguita da scialorrea (iper-salivazione), per arrivare al vomito e, nei casi più gravi, addirittura a defecazione e urinazione in loco.

Nell'uomo la paura di volare può avere radici molto profonde ed è possibile affrontarla con un discreto successo attraverso specifici percorsi psicologici che un numero sempre crescente di compagnie aeree propone ed, eventualmente, del supporto farmacologico. Anche sugli animali è possibile intervenire in questo senso ma, come accade per gli esseri umani, è importante rivolgersi ad un esperto di recupero comportamentale che sappia valutare il miglior percorso da proporre in base al carattere dell'animale, al suo stile di vita e alle esperienze pregresse. La farmacologìa può supportare il recupero comportamentale ma, come nell'umano, non è sempre necessaria. I risultati non sono sempre garantiti e a volte è impossibile ottenere che l'esperienza del viaggio venga amata: tuttavia, permettere all'animale di viverla in una condizione emotiva in grado di contenere ansia e stress a livelli accettabili può ritenersi un traguardo di tutto rispetto, nell'ottica di minimizzare lo stato di malessere e salvaguardare la salute da un lato, e di poter spostare i nostri animali dall'altro.

E' proprio il fatto che noi esseri umani siamo perfettamente in grado di provare le stesse ansie, con addirittura sintomi simili, che dovrebbe portarci a non sottovalutare mai il malessere dei nostri animali durante gli spostamenti. Sono sensazioni spiacevoli per chiunque che, per giunta, riusciamo a comprendere benissimo. Una strada è senz'altro evitare il più possibile gli spostamenti ai nostri amici ma, nel caso non fosse possibile, è importante sapere e ricordare che è possibile e doveroso intervenire per mitigare questo malessere, né più né meno di come faremmo per dare supporto al nostro miglior amico.