L'importanza del corpo nella comunicazione con gli animali

Una delle prime cose importanti che ho dovuto imparare quando ho iniziato ad affacciarmi al meraviglioso mondo dell’etologia è stata il ruolo che il nostro corpo ha nella comunicazione quotidiana con gli animali.

Come esseri umani, siamo naturalmente portati a comunicare con le parole e con la voce alla quale attribuiamo tonalità e modulazioni diverse a seconda del significato emozionale che vogliamo esprimere attraverso la comunicazione verbale.
In questo ambito ci muoviamo tutti i giorni, così veniamo cresciuti da piccoli (non a caso la prima grande conquista di un bimbo è considerata la prima volta in cui pronuncia la parola “mamma”) e la nostra capacità di muoverci nel mondo aumenta con l’arricchirsi del nostro vocabolario di parole e lingue straniere.
Inevitabilmente, tendiamo a trasferire questa forma di linguaggio prevalentemente verbale sugli animali: invitiamo il gatto alla sua ciotola con un gentile “mangia, su”, raccomandiamo il cane di stare buono uscendo di casa per andare in ufficio, gli diciamo di stare “zitto” quando abbaia caoticamente per strada.

Ma quante di tutte queste parole da noi usate arrivano davvero all’animale?

Gli animali, com’è noto, non si esprimono attraverso parole. Il linguaggio, a seconda della specie, è un fitto corredo di vocalizzazioni (il canto degli uccelli, il frinire delle rane, l’abbaio dei cani,…), di odori (i feromoni facciali dei gatti, lo spruzzo dei leoni, la marcatura dei cani,…) ma soprattutto di posture, ossia di posizioni e movenze del corpo rispetto lo spazio.


Un cane che incontri per la prima volta un cane sconosciuto riesce a interpretare le intenzioni dell’altro (minaccia? volontà di evitare il contatto? assertività?) osservandone la postura: una coda eretta, delle orecchie tese, la testa alta e una posizione del corpo ben salda sulle zampe, suggeriscono l’idea che il nuovo venuto sia un tipo sicuro di sè, che sa il fatto suo e come tale incute rispetto e autorevolezza.
Un gatto che voglia allontanare un altro gatto o un cane sconosciuti dal proprio territorio, inarcherà la schiena ponendosi su un fianco, “alzerà” il pelo e si solleverà sui quattro piedi con l’intenzione di apparire più grosso, mostrerà i denti, soffierà e appiattirà le orecchie sulla testa per apparire più minaccioso possibile e impressionare l’avversario.

La domanda allora è: se gli animali danno così tanta importanza all’interpretazione dei segnali corporei per regolare i rapporti tra di loro, cosa ci fa pensare che dovrebbe essere diverso quando si relazionano con noi?

Di fatto, con gli animali parliamo con il nostro corpo “di noi” e “per noi” molto più di quanto non ci si potrebbe aspettare e il più delle volte questo accade senza che ce ne rendiamo conto.
Personalmente, ebbi modo di realizzarlo sin dai primi giorni in cui arrivò il mio cane in casa: ogni volta che mi alzavo da una sedia per cambiare stanza, il cucciolo mi rincorreva e, immancabilmente, mi mordicchiava le gambe evidentemente eccitato dal mio movimento. Per quanto questo possa essere un comportamento normale in un cucciolo (per di più un pastore da conduzione!) quel comportamento mi fece capire che: a) tendevo a muovermi a scatto; b) dovevo rallentare, la mia andatura (così come la mia vita…) andava troppo di corsa.

Per quanto noi ci prodiaghiamo con rassicurazioni e dolci parole nei confronti dei nostri amati, ciò che loro “ascoltano” e decifrano davvero è il nostro corpo in relazione con il loro.
Nella comunicazione con un animale diventa allora importante imparare a decifrare cosa gli animali vedano nel nostro corpo e come lo interpretino: solo una approfondita conoscenza del loro modo di “leggere” i nostri gesti e le nostre posture ci aiuterà a comunicare correttamente con loro e senza fraintendimenti, contribuendo a migliorare notevolmente la qualità della nostra relazione e, quindi, della nostra vita con loro.
In teoria, potremmo vivere accanto ai nostri pet senza proferire parola alcuna e loro sarebbe comunque in grado di comprenderci benissimo e ricambiare l’affetto!

Così, la prossima volta che andrete al parco e il vostro cane non vorrà saperne di tornare da voi al vostro richiamo, provate ad abbassarvi sulle gambe mentre lo invitate con un tono di voce giocoso: sarà da voi in un battibaleno! Se il micino appena portato a casa non vuol proprio saperne di uscire da sotto il divano, provate a stendervi per terra e agitare un piccolo filo di cotone con attaccata una pallina di stagnola appena fuori dal suo nascondiglio, senza allungare le mani per raggiungerlo o toccarlo. Se vorrete far capire al vostro cane che ha fatto qualcosa di sbagliato, non perdete tempo a sbraitare e agitargli l’indice contro ma voltategli le spalle in silenzio e non dategli più attenzione per qualche minuto… sarà lui stesso a venire da voi chiedendovi di riconciliarvi con lui.

Il grande fascino della comunicazione intra-specifica uomo-animale è che queste creature ci costringono, in qualche modo, a fare i conti con noi stessi, a guardarci dentro come fossimo davanti uno specchio. Gli animali riflettono grandemente ciò che vedono in noi e ciò che noi trasmettiamo con il nostro modo di essere, di muoverci, di agire, al di là della nostra volontà, senza maschere e senza sovrastrutture sociali.
Imparare a capire cosa guardano in noi, quali messaggi si aspettano da noi e come reagiscono al nostro modo di porci, oltre che essere un meraviglioso viaggio attraverso la conoscenza e l’avvicinamento reciproco, è una palestra formidabile per essere ogni giorno persone un pò migliori di quello precedente.

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