L'intelligenza del gatto

Negli ultimi tempi si parla sempre più frequentemente di intelligenza animale e non mancano testate giornalistiche, post su FB, servizi giornalistici in cui non ci si domandi se esiste, come valutarla, come quantificarla.

Ma cos'è l'intelligenza?

La parola intelligenza deriva dal latino intelligere =intendere, ovvero inter =tra e legere=scegliere e la potremmo definire informalmente come la capacità di risolvere problemi scegliendo tra più opzioni. Ricordate? A scuola, il compagno che prendeva i voti migliori era sempre indicato come "il più intelligente" della classe. Se, poi, i voti alti si riferivano a materie come la fisica o la matematica, il ragazzo intelligente era visto addirittura come un genio!

Anche nel sentire comune, dunque, l'intelligenza è vista come l'abilità di risolvere problemi. Sì ma.. quali problemi?



Nell'ambito di una qualunque specie, sono da considerarsi "problemi" tutte quelle difficoltà, quegli ostacoli, quegli "scacchi" tipici dell'ambiente fisico e sociale in cui essa si è evoluta e in cui l'individuo è inserito. I gatti, ad esempio, eccellenti cacciatori e animali arboricoli che vivono la spazio in tre dimensioni, sono degli eccellenti acrobati e il loro senso dell'equilibrio è tra i più sviluppati del regno animale. I gatti sono dunque dotati di una spiccata intelligenza cinestesica (ovvero relativa alla capacità di percepire il proprio corpo e organizzarlo nei movimenti).

Una, nessuna... centomila intelligenze!

Inoltre, l'intelligenza non è un concetto assoluto, un numero che si possa esprimere su una scala. A dirla tutta, non è nemmeno un concetto univoco.
Quando andavo a scuola, avevo una compagna di classe che scriveva temi bellissimi e prendeva voti altissimi in italiano ma in matematica otteneva appena la sufficienza. Era intelligente o no? La confusione deriva dal fatto che più che di "intelligenza" in termini assoluti dovremmo parlare di un complesso di "intelligenze", presenti in ognuno di noi in quanto rappresentanti di una specie con un proprio "catalogo di intelligenze" affinatesi nel corso dell'evoluzione, e più o meno sviluppate in ciascuno individualmente, a seconda del proprio vissuto e dei propri geni.
La mia compagna di classe aveva evidentemente una spiccata intelligenza verbale mentre la sua intelligenza logico-matematica era meno saliente. Io, dal canto mio, avevo ottimi voti in matematica ma arrancavo nelle lingue. Si può dire, dunque, che la mia intelligenza logico-matematica fosse più sviluppata di altre.
Di esempi di intelligenze potremmo farne tantissimi: Yuri Chechi è un ottimo rappresentante di spiccata intelligenza cinestesica; Picasso aveva senz'altro una grande intelligenza figurativo-spaziale; Bach era dotato di un'eccezionale intelligenza musicale, e così via. Tipi diversi di intelligenze, pur essendo tutti membri della stessa specie.

Per continuità, tutto questo vale anche per le specie non-umane, essendo la nostra, in fondo, una particolare istanza di specie animale.
L'intelligenza resta l'abilità di risolvere problemi strettamente connessi all'ambiente di vita e alla storia evolutiva della specie. I lupi, per esempio, predatori che vivono in gruppi familiari dotati di raffinate strategie di caccia, sono dotati di una sviluppatissima intelligenza sociale (capacità di coordinarsi in gruppo, di organizzarsi, di affiliarsi); i gatti domestici, cacciatori solitari e territoriali, sono dotati di una grande intelligenza solutiva (capacità di inventare soluzioni, cosa che li rende particolarmente fantasiosi nel trovare modi di sorprendere le loro prede...); le gru cenerine sono dotate di una grandissima intelligenza visivo-spaziale che permette loro di orientarsi nello spazio di migliaia di chilometri per compiere i grandi viaggi migratori tra l'Europa e l'Asia (noi non sapremmo farlo senza una mappa!). Per ogni specie, siamo in grado di individuare un pacchetto di intelligenze che ha permesso alla specie stessa di sopravvivere e adattarsi.

L'intelligenza del gatto domestico

Assodato, allora, che il gatto è un essere intelligente, di che tipo di intelligenza è dotato?

I problemi che il gatto si è trovato a risolvere durante il suo percorso evolutivo riguardano la capacità di cacciare, di stanare prede nelle tane come si trattasse di risolvere piccoli "enigmi", di mappare mentalmente un territorio, di riconoscere certe molecole odorose, di muoversi con abilità ed equilibrio in spazi tenebrosi e angusti, mentre poco hanno a che fare, per esempio, con il riconoscersi allo specchio (più tipico dell'intelligenza umana) o rispondere prontamente a delle richieste di collaborazione (più tipico dell'intelligenza relazionale di un cane).

Ha senso, dunque, stabilire quanto un gatto sia intelligente, per esempio, valutando la percentuale dei suoi agguati terminati con una cattura (perché implicano il possesso di strategie di caccia migliori), la molteplicità dei percorsi che conosce per perlustrare un territorio o quali soluzioni riesca ad "inventare" davanti ad una difficoltà anziché arrendersi o rinunciare, e così via. In altre parole, un gatto è tanto più intelligente quanto meglio riesce a mettere a frutto le doti fisiche e mentali che gli derivano dall'appartenenza alla sua specie e dall'ambiente in cui vive.
L'ambiente gioca un ruolo fondamentale in tutto questo: per un gatto urbano alimentato dall'uomo, ad esempio, è sicuramente molto più importante saper evitare i conflitti territoriali con altri gatti del vicinato (attraverso posture corporee o codificando correttamente le informazioni chimiche rilasciate dal passaggio di altri conspecifici), piuttosto che predare; al contrario, un gatto che vive in campagna o in prossimità di un bosco, dovrà dotarsi di un repertorio di strategìe venatorie in grado di garantirgli la sopravvivenza anche nei periodi di penuria. Di conseguenza, nel gatto urbano l'intelligenza comunicativa sarà sicuramente più stimolata rispetto a quella predatoria, viceversa per il gatto campestre.
Anche la vicinanza con l'uomo - e dunque il processo di domesticazione - ha contribuito a sviluppare delle doti relazionali e comunicative etero-specifiche nel gatto ma in maniera profondamente diversa rispetto al cane perché diverso è il substrato specie-specifico in cui questo tipo di intelligenza si è andata consolidando.

Specie a confronto

Ha senso, allora, domandarsi se sia più intelligente un cane o un gatto? O uno gnu o un elefante? Se è vero che non confronteremmo mai l'intelligenza di Yuri Chechi con quella di Picasso, semplicemente perché sono due tipi di intelligenza diversi e imparagonabili, allo stesso modo confrontare un'intelligenza spiccatamente sociale, referenziale, collaborativa come quella del cane con la solutiva, perlustrativa, spaziale del gatto, denota un errore concettuale di fondo piuttosto grossolano.

Ogni specie ha la sua intelligenza (anzi, le sue intelligenze!) il cui sviluppo è giustificato e si è potenziato lungo la storia filogenetica della specie stessa, ovvero durante il suo percorso evolutivo durato millenni. I pacchetti di intelligenze sono semplicemente diversi e questo è il motivo per cui diventa difficile condividere articoli di giornale come questo.

Testare l'intelligenza del gatto

Sul terzo numero di Focus Wild (Ottobre 2011) è apparso un simpatico test per mettere alla prova le doti intellettive del vostro micio. Il test, alla cui stesura ho contribuito personalmente, suggerisce delle semplici prove sperimentali da proporre al vostro amico: per lui risulterà essere un simpatico passatempo (ogni prova è ideata sotto forma di gioco), per voi potrà essere un modo divertente di osservarlo e di conoscerlo un pò di più.