Riflessioni sulla socializzazione cane-gatto

Cosa succede in un gruppo di gatti abituati alla vista e alla convivenza di un solo cane quando incontrano un sornione, pacifico ma morfologicamente e olfattivamente diversissimo bassethound? In queste pagine vi racconto la mia esperienza.

I miei gatti non sono socializzati ai cani. L’unico cane che conoscono è il mio pastore australiano di un anno e mezzo e quando lo introdussi più di un anno fa, il più giovane dei mici aveva già un anno e il più anziano quattro. E’ stato un inserimento lungo, a tratti difficoltoso, non solo per la naturale diffidenza dei gatti e la loro avanzata età in termini di socializzazione, quanto piuttosto per l’esuberanza e il modo di interagire proattivo ed invadente, tipici di un cane di questa razza.
Due settimane fa è arrivato in casa un nuovo cucciolo micioso, di circa tre mesi e mezzo, ottimamente socializzato e di buon temperamento che, pur non avendo mai visto un cane in vita sua, grazie ad un inserimento mirato e graduale, si è abituato al cane in poco meno di una settimana.

Così, quando ho avuto la possibilità di ospitare per 24 ore un bassethound in casa, non mi sono lasciata sfuggire l’opportunità di osservare e studiare le reazioni dei miei mici, che rappresentavano, al momento, un ventaglio estremamente variegato di caratteri, di esperienze e di livelli di maturità.
In realtà, l’osservazione non me la sono cercata: non avevo intenzione di esporre i miei gatti alla conoscenza di un cane che non sarebbe rimasto con noi, rischiando di spaventarli o stressarli. Eppure, sono stati loro a dimostrarsi “pronti” per affrontare l’esperienza.
Il basset è arrivano nel primo pomeriggio: inzialmente avevo predisposto che la casa venisse divisa in due aree (zona giorno e zona notte), separate da una porta a vetri e che i gatti rimanessero nella zona notte per il tempo di permanenza dell’ospite.
Tuttavia, nei minuti immediamente successivi al suo arrivo, ho dovuto ulteriormente schermare la vista alla zona soggiorno con un pannello di compensato: i gatti, infatti, apparivano impauriti da quella forma non ben identificata che si muoveva al di là del vetro, accompagnata da un odore forte e sconosciuto e che non assomigliava al ben noto cane di casa! Il pannello si è dimostrato in breve un’ottima scelta: seppur vagamente allertati dall’odore insolito, i gatti hanno recuperato in meno di mezz’ora la loro proverbiale tranquillità, malgrado in alcuni di essi la curiosità di capire cosa si muovesse oltre la porta schermata rappresentasse un’attrazione irresistibile.
La sera, ritirandomi nella zona notte per andare a dormire, tuttavia, una cosa mi ha colpito: i gatti, tutti i gatti, apparivano rilassati, sereni, persino quella minima tensione che i mugolii del disorientato basset avrebbero potuto provocare, non compariva in nessuno di loro. All’improvviso, l’idea di farli interagire con l’ospite non sembrava più un’idea tanto improponibile.
La mattina seguente, il primo a voler varcare il pannello di compensato è stato il cucciolo di 4 mesi appena. Mi aspettavo delle soffiate di intimidazione, magari dei ringhi sommessi diretti all’insolito e indesiderato ospite: invece, dall’alto della sua postazione sopraelevata, il piccolo cuore di leone micioso si è limitato ad osservare curioso quell’essere lungo e tozzo che da terra scondizolava fissandolo.
Credevo che l’approccio del piccolo si sarebbe limitato a questo: una lunga osservazione da lontano, come sempre fanno i gatti quando non si sentono sufficientemente sicuri di affrontare una situazione ma nemmeno in grado di trattenere la loro innata curiosità. Nemmeno per sogno… nel giro di mezz’ora, il cucciolo aveva abbandonato la sua postazione e, attraverso una serie di tappe intermedie di “valutazione” (lo schienale del divano, un mobile e un tavolo), si era sistemato su una sedia… indirizzando lievi colpetti di zampa sul lungo muso del basset, felice di tanta considerazione. Non mi sarei mai aspettata una progressione così veloce!
Ovviamente, tutto questo era solo una parte della storia e io ne ero consapevole: i problemi sono arrivati quando il micio ha deciso di scendere a terra e li’ son dovuta intervenire direttamente per interrompere l’inevitabile sequenza di fuga e ricorsa.
La sorprendente reazione del cucciolo, mi ha incoraggiata a dare la possibilità di incontrare il basset anche agli altri gatti di casa, accontentandoli nel desiderio – ove lo avessero avuto – di fare copolino in soggiorno o, addirittura, di accedervi. E a quel punto, ho avuto numerose altre sorprese: la bella Yasmeen (una gatta che ha spesso dato prova di indomito coraggio e determinazione), si è limitata a guardare il basset da postazioni sopraelevate con aria distratta, quasi annoiata, sfidando in un paio di occasioni la sua agilità con acrobatici salti sulla sua testa. Gli altri, contrariamente a quanto mi aspettassi, pur rimanendo a distanza di sicurezza ed evitando qualunque tipo di contatto, apparivano curiosi, interessati ma senza scomporsi. Non tutti hanno avuto l’ardire di affacciarsi al soggiorno ma tutti, chi più, chi meno, ha avuto la possibilità di scrutare da una postazione sicura quel curioso cane che, talora abbaiando, talora mugulando, si impegnava a rendersi interessante.

Le conclusioni che possono scaturire da questa osservazione sono molteplici: innanzitutto, un cucciolo di quattro mesi non è fuori tempo massimo per una non traumatica esposizione ad altre specie. Molto dipende dal lavoro di socializzazione fatto su di lui in precedenza, dal suo temperamento e, sicuramente, dalla qualità della sua prima esposizione. Inoltre, sebbene la convivenza con un solo cane non permetta ad un gatto di generalizzare ad altri esemplari lo stesso tipo di socievolezza, avere un’esperienza pregressa positiva o, comunque, di apprendimento del sistema comunicazionale del cane, aiuta molto il micio ad approcciare un nuovo individuo con maggior sicurezza e disinvoltura (ossia di prevederne i segnali).
Indubbiamente, dovendo inserire un cane in una casa in cui viva già un gatto, ci saranno razze che faciliteranno il processo più di altre. Cani estroversi, “fisici” nel gioco, propositivi e con un buon istinto alla predazione come i pastori australiani saranno sicuramente una sfida molto più impegnativa dei ben più pacifici bassethound o dei tranquilli bernesi. L’età del cagnolino da inserire e le esperienze pregresse dei gatti presenti faranno sicuramente da bilanciere nell’inserimento ma è sempre bene non sottovalutare le tendenze di razza.