Stati emotivi del gatto... che???

Sono rimasta molto colpita da questo filmato. In realtà, di filmati simili è pieno il web ma questo, in particolare, ha fermato la mia attenzione.

http://video.repubblica.it/divertimento/gatto-affamato-all-attacco-dei-c...

Tre sono le cose che mi colpiscono: una è il tono ironico con cui viene intitolato il video (“Gatto affamato all'assalto dei croccantini” sembra quasi riferirsi ad un cartone), tanto da meritare uno spazio nella sezione “Divertimento” di Repubblica on-line. L'altra cosa che mi colpisce è quello che vedo, il gatto in se', quello che esprime, quello che dimostra. L'ultima cosa è la profonda incongruenza tra come il video viene presentato e lo stato emotivo del gatto.
Sono arrivata a chiedermi – ennesimamente, perchè lo faccio ogni volta che mi imbatto in video di questo genere – come sia possibile non farsi venire il dubbio che questo micio non si stia poi tanto divertendo e di come, per conseguenza, il filmato non faccia affatto ridere. Mi sorprende quanto non si riesca a riconoscere il reale stato emotivo di un animale e non quello interpretato, ad empatizzare – cioe' a comprenderlo, a farlo proprio, a farcene emotivamente carico – e prenderlo, semmai, per quello che esso è, non per quello che appare.

In questo video vedo un gatto che, appena il distributore si attiva, perde qualuque autocontrollo e si affanna con nervosismo e impazienza a cercare di tirare giù quel poco che gli spetta, trangugiando velocissimamente i croccantini caduti, anzichè prenderli in bocca, masticare e poi ingoiare. Qualcuno è in grado di spiegarmi cosa ci sia di “Divertimento” in un gatto evidentemente molto affamato e molto frustrato dalla lunga attesa che si getta su un robot metallico che distribuisce cibo industriale a cubetti con una foga ed un livello di impazienza (leggi ansia) che non lo aiutano nè a gustarsi il cibo nè, probabilmente, a digerirlo per bene? Ma il cibo non era il massimo piacere della vita? Non era uno dei diritti fondamentali? Una delle cinque libertà? E come staremmo noi in una situazione in cui l'apparizione di un piatto di spaghetti ci facesse precipitare a tavola, arraffando con le mani la pasta e rimpinzandoci la bocca senza darci il tempo di masticare per la troppa foga?

Ed è possibile che noi si permetta al mondo della virtualità di farci passare per divertente un filmato in cui viene ripreso un animale in evidente stato di ansia? Abbiamo veramente perso cosi' tanto l'abitudine (o forse non l'abbiamo mai avuta?) di riconoscere lo stato emotivo di un animale? Di renderci conto quando esprime malessere, disagio, prostrazione? E se siamo in grado di farlo, dov'è finita la capacità di empatizzare, di entrare nelle corde dell'altro e comprenderne la condizione, abilità da sempre riconosciuta alla nostra specie? Di solidarizzare?

Affido queste mie domande all'etere, con la speranza che da domani qualche internauta (e anche qualche giornalista, magari...), prima di fare dell'ironia spicciola si fermi un attimo a chiedersi cosa sta provando un animale la prossima volta che lo vedrà ripreso in un video mentre annaspa e fatica per sopravvivere stoicamente all'inevitabile imbecillità umana.